| 12.05.2000
Il 13 maggio del 2000 siamo stati chiamati a fare una esibizione per le strade di Settimo Torinese. Questa è una manifestazione che da anni si rinnova con suoni e musiche in strada. Avevo preso questa data da molto tempo e quando ci hanno chiamato a Roma per la Mirada Cubana (11-12-13 maggio 2000) avevo rinunciato perché era impossibile potercela fare senza stancarci all’inverosimile. Avevamo già fatto tutta questa strada suonando due giorni di seguito fra Torino e Roma per il Road Show dell’Ufficio Turistico di Cuba solamente il mese prima ed era stato un massacro oltre a non avere fatto una prova eccellente il secondo giorno. Alla Mirada la data dell’11 maggio era già fissata con Manolin accompagnato da NG la Banda e rimaneva libero e possibile solamente il giorno 12, se volevamo parteciparvi. La manifestazione si svolgeva al Palacisalfa vicino al Palasport di Roma ed era allettante il fatto di esserci. Abbiamo sempre avuto un grande successo alle Mirada di Firenze e comunque a Roma suonavamo poco e ci tenevo alla possibilità di farci conoscere. Decisi quindi di partecipare e proposi all’organizzazione di arrivare il giorno prima per poter riposare, guidavamo solo io e Marino, poi ritornare a Torino subito dopo il concerto per essere in tempo a Settimo Torinese il 13 maggio. Scelsi l’ Hotel Piramid che si trova sulla strada verso l’Eur e partimmo l’11 maggio di mattina per avere tutto il tempo per arrivare, per nostra abitudine non vogliamo mai fare all’ultimo minuto. Nei giorni precedenti ero stato molto attratto dal fatto che il 12 maggio del 304 d.c. era stato martirizzato a Roma San Pancrazio. Questa data mi stava rimbombando nella testa anche per questo motivo. Avrei dato qualsiasi cosa per essere a Roma e poter fare visita al luogo dove San Pancrazio era stato decapitato proprio nel giorno del suo martirio e potere partecipare alla messa del tardo pomeriggio. Mi ero riletto l’opuscolo preso tempo prima a Pianezza (To) dove San Pancrazio è apparso nel maggio del 1450 e dove c’è un magnifico santuario custodito dai frati Passionisti. Rileggendo questo opuscolo avevo notato che il 12 maggio 1605 una famiglia miracolata si chiamava Verani . Alla Compagnia di Assicurazioni della Mannheim lavora una signora che si chiama Franca Verani con la quale abbiamo sempre avuto un buonissimo rapporto di amicizia e da tempo non ci sentivamo perché io avevo lasciato la Mannheim ne febbraio 1999. Decisi di telefonarle per salutarla e chiederle di guardare sulla guida telefonica dov’era la chiesa di San Pancrazio sulla via Aurelia ed avere così una indicazione esatta del luogo in cui volevo andare nel pomeriggio del 12 maggio 2000. Invitai la signora Verani a venire alla messa e al Palacisalfa, Franca è un’ ottima ballerina di liscio, ma ella mi rispose che aveva Carlo, suo figlio, in procinto di essere operato al ginocchio e proprio in quelle ore aspettava il ricovero in clinica. Le ricordai di quanto importante potesse essere San Pancrazio per suo figlio visto che lui è guaritore degli arti. La esortai a pregare il Santo, certo che Panchy, come lo chiamiamo noi affettuosamente, avrebbe aiutato Carlo. Passammo a prendere Tony a Nervi (Genova) per poi proseguire per Roma. E qui capitò un fatto che già ha dell’ incredibile. Subito dopo Nervi sull’autostrada per Livorno, siamo soliti passare per la parte del mare per andare a Roma, sentimmo come un botto nella parte posteriore destra del pulmino, pensammo, visto che continuava a viaggiare, di avere schiacciato un sasso o qualcosa altro che aveva provocato quello strano rumore. Più avanti, a Brugnano prima della deviazione per La Spezia, c’è un autoservizio gestito dalla Esso. Io sono diventato un maniaco di questi bollini che regala la Compagnia petrolifera e anche per questo decisi di fare rifornimento lì. Mentre facevamo rifornimento, Marino volle controllare i pneumatici e scoprimmo che la gomma posteriore destra era lacerata ma aveva resistito per 70 chilometri grazie ad un suo telo interno al battistrada che non era scoppiato. Parcheggiammo il pulmino e chiedemmo soccorso al distributore che aveva anche l’officina. Qui, caso stranissimo, trovammo una disponibilità eccezionale da parte di un giovane, figlio del gestore, che fece di tutto per sostituire in modo eccellente il pneumatico. Anzi ne comprammo due da mettere posteriormente. Era stato davvero un miracolo se non ci siamo schiantati sull’ autostrada. Proseguimmo per Roma dopo due ore dove arrivammo in tarda serata. Riuscii ancora a recarmi al Palacisalfa per prendere accordi per il giorno dopo. Nella mattinata del 12, Marino, Frometa ed io ci recammo in centro di Roma per alcune riunioni e nel primo pomeriggio raggiungemmo l’Eur per le prove. Dopo avere lasciato i ragazzi al Palacisalfa, l’unica cosa che ora mi interessava era andare a San Pancrazio. Immaginatevi venerdì pomeriggio a Roma - il caos -. Non ricordo bene quanto ci volle ad arrivare alla chiesa, anche perché pochi la conoscono e i tassisti meno. Stetti li due buone ore e poi ritornai all’Eur. Fu una buona serata e molti amici vennero a sentirci. Alle due del mattino eravamo già di nuovo sulla strada. Avevamo deciso con Marino di darci il cambio a Grosseto e mi misi a dormire nei posti posteriori perché davanti rimango teso e non riesco a prendere sonno. Ed ecco cosa accadde: Erano circa le quattro del mattino e stavamo andando molto lentamente, figuratevi Marino dopo due giorni di lavoro intenso come poteva sentirsi di notte a guidare e così sembra che fosse caduto in un leggero tepore e stava per addormentarsi piano piano ed il pulmino stava sbandando sulla strada. A questo punto il cambio al volante cominciò a fare un rumore terribile svegliando tutti gli altri componenti del mezzo; non si riusciva più a farlo smettere anche scalando di marcia e decidemmo dopo alcuni chilometri di fermarci per prendere un po’ di riposo. Non potevamo fermarci molto perché il giorno dopo dovevamo esibirci. Decisi allora di dare guidare io e permettere a Marino di dormire. Mi misi al volante con il terrore di dovere chiamare di notte un carro attrezzi e non potere arrivare in tempo a Settimo. Misi la prima marcia, la seconda, la terza, con il cuore in gola la quarta e poi la quinta. Niente, il cambio era entrato rotondo come se nulla fosse capitato. Sto scrivendo queste righe in novembre , a distanza di sei mesi, non è mai più capitato. |